Avviene tutto per caso.

   


lunedì, 27 aprile 2009
 

Silenzio

Un vento violento
cancella ogni cosa.
Ma è solo sabbia
e tutto tace.

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giovedì, 23 aprile 2009
 

Il treno continuava ad avanzare, lentamente, come un animale vecchio e ormai stanco, trascinadosi vagone per vagone, e fermandosi, a tratti, come per riprendere fiato. Bianca guardava fuori dal finestrino polveroso e si chiedeva se avrebbe piovuto a breve. Poi si abbandonava a riflessioni: per esempio, pensava che la natura le avesse dato un bel corpo, per compensare le sue debolezze, come se sapesse che, senza quel biglietto da visita così importante, non sarebbe mai riuscita a conquistare l'attenzione di qualcuno. Al di là del suo corpo non c'era niente. Il suo corpo - un corpo che non sapeva usare, non sapeva controllare - era, paradossalmente, il suo unico punto di forza. Sin da piccola, la miriade di complimenti che riceveva l'avevano spinta a ragionare così. Diventata adolescente, poi, era avvenuta la rivolta. Cominciò ad importarle più l'essere che l'apparire, e il passo successivo fu abbastanza ovvio: dedicare maggiore cura a quello che c'era in lei, al di là del suo corpo. 
Prime gocce di pioggia caddero obliquamente sul finestrino. Aprì la borsa per preparare l'ombrello prima di scendere, ma si ricordò di non averlo con sè. Piuttosto che rimproverarsi, però, quel pensiero la fece sorridere: come mai non l'aveva portato, se il cielo nuvoloso sin dal mattino prometteva pioggia? Si ricordò di averlo prestato, il giorno prima, e della scena nei minimi dettagli: era sotto il portico a leggere un libro, mentre aspettava il pullman che per via del traffico stava facendo tardi. A un tratto sentì qualcuno alle sue spalle fare "buh!" e lo riconobbe: era lui! Non riusciva a credere che per tutto il pomeriggio aveva desiderato incontrarlo e, proprio allora, inaspettatamente, era balzato alle sue spalle. Si soffermò a pensare com'era cambiato: l'ultima volta che si erano visti, non appena la vide, era molto imbarazzato, si guardava attorno, a tratti non riusciva neppure a guardarla negli occhi, balbettava. Ora invece era stranamente disinvolto, addirittura aveva pensato di coglierla di sorpresa! Non riusciva a spiegarsi il perchè di quell'improvviso cambiamento.
Comunque, siccome stava piovendo, lui non sapeva come tornare a casa. Allora Bianca gli offrì il suo ombrello, e lui, non fece molti complimenti e accettò.
Bianca rimase indietro, sotto il portico, mentre cadeva la pioggia, guardandolo allontanarsi e avvertendo la strana sensazione di quando si perde qualcosa, come se ogni minuto, a partire dal quale si sarebbero separati ancora una volta, avrebbe racchiuso un momento a cui lei non avrebbe mai potuto accedere. Eppure, ricordando quell'episodio, le veniva da sorridere: era contenta che era il suo, e non l'ombrello di qualcun'altro, a proteggerlo dalla pioggia. Era un modo per sentirsi a lui più vicina. 

In ogni caso era il destino. Anche quando i momenti non sono quelli giusti, è il destino fatto di coincidenze a indicarci la via. Esiste poi il libero arbitro: ognuno può seguire la strada che non è sua, quella non tracciata nel nostro disegno, ma a suo rischio e pericolo. Ci sono dei segnali, che ricorrono negli anni, durante tutta la nostra vita, che ci indicano se stiamo prendendo la direzione giusta, se stiamo percorrendo la strada che dobbiamo percorrere, se va bene la persona con cui la stiamo percorrendo, cosa stiamo sbagliando. Se ce ne accorgiamo, siamo ancora in tempo per cambiare le cose, ma il punto è accorgersene e fare finta di nulla, o agire in ritardo, quando avremo già perso la nostra chance. Sembra strano, in un mondo dove esiste il libero arbitro: ma tutto esiste per una ragione e tutto al contempo è dettato dal caso. Il cammino di ognuno viene indicato sin dalla nascita: sta a noi seguirlo fino in fondo, superando paure e paure. 
Bianca era fermamente convinta di ciò, e giustificava, in base a questa teoria, la sua impossibilità nel dimenticarlo. Era convinta, in particolar modo, che il rivederlo in ogni uomo e non riuscire a dimenticare ogni singolo dettaglio della sua vita fosse dovuto ad un unico e preciso segnale: che prima o poi sarebbe tornato. In realtà, molto più che questo, credo che Bianca sperasse essendo certa di una cosa: sono le paure a rendere schiavo l'uomo, che per amare, per essere felice, deve necessariamente superare per trovare un suo equilibrio.


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lunedì, 20 aprile 2009
 

Se mi avessero chiesto cosa volevo davvero per il mio compleanno, e se avessi saputo che quella gente avrebbe potuto realizzare davvero i miei desideri, allora non avrei risposto che ero felice così, che stavo bene così, che era tutto molto piacevole, un'atmosfera familiare, si, senza dubbio, le persone di sempre che ti vogliono bene, qualcuna in meno, qualcuna in più.
In quest'anno "così importante", dovrà necessariamente cambiare qualcosa: per cominciare, dovrò abbandonare Baudelaire per qualcosa di più semplice, che suoni più "me" e non la diciottenne che sono stata; andare alla ricerca della ricerca per trovare me stessa (è strano come io finisca sempre per occuparmi del rapporto intellettuali-potere); essere completamente sincera, e infine, andare avanti. Andare avanti con determinazione, con entusiasmo, perchè devo farlo, senza più lacrime, senza più sere rovinate dall'assenza. Basta con le utopie, senza però smettere di sognare.
Dicono che le cose più belle durino solo un giorno.
Non sono convinta che sia così.  


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domenica, 19 aprile 2009
 

Più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sia necessario che io vada avanti da sola, che scopra ogni cosa con i miei occhi, senza portarmi dietro nessun peso.
Più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sia attratta dal senso di vertigine, che accelera la mia paura, la mia angoscia, avvicinandomi al momento della caduta.
Più passa il tempo, più mi sembra di avvicinarmi un pochino di più alla mia meta, quella che mi costruisco con determinazione, fatta di speranza.
E ancora, più passa il tempo, più mi pare di conoscere gente sconosciuta, gente straniera, con cui parlo una lingua diversa e alle volte non ci si comprende.
Eppure, tutto questo mi fa sentire parte di un tutto più grande, parte di un'unica grande storia, di un unico grande amore.


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sabato, 18 aprile 2009
 

In Giappone, finito il liceo, i ragazzi conservano con cura le loro divise, le ripongono negli armadi, al riparo dal tempo. Successivamente, quando si innamorano della 'ragazza giusta', le tirano fuori dagli armadi e strappano il secondo bottone della divisa -  "quello più vicino al cuore" dicono loro - per regalarglielo. Ovviamente la ragazza custodisce gelosamente quello che pensa sia un gioiello prezioso, e invece è solo il piccolo bottone di una divisa.
Tutto ciò mi fa pensare a quanto sia bello rendere partecipe del proprio passato la persona amata, e condividere con lei anche questo 'pezzo' del proprio cuore.


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giovedì, 16 aprile 2009
 

Bianca ha sempre avuto un'ammirazione spropositata nei confronti di chi colleziona piccoli oggetti, e non per chi lo fa per fanatismo, ma semplicemente perchè ciò si confà ai propri gusti. Ammirava, per esempio, chi riesce ad avere mensole, un mobile o una libreria, con tanti piccoli oggettini ben disposti, ognuno con un proprio significato. Non le solite cianfrusaglie, insomma: oggetti particolari, con un senso ben definito. Lei stessa amava collezionare piccoli oggetti, ma le provenivano tutti dal passato: la sua stanza era piena di scatole, piccole e grandi, piene dei ricordi di quand'era bambina e poi adolescente. Dappertutto c'erano peluche, giocattoli, diari segreti, braccialetti, foto, lettere, nastri...
Negli anni, ha finito per riassettare la sua stanza - a ogni "punto di rottura" diceva lei - per accumulare ogni volta quanti più oggetti possibile - biglietti aereo, concerti, pacchetti di sigarette straniere - e subito dopo li sparpagliava per casa oppure li raccoglieva in una nuova scatola: così chissà quante scatole avrà collezionato, e si porterà dietro ora, ogni volta che deve cambiare casa.
Fortunatamente al mondo esistono persone eccentriche, o comunque tutti, a ben vedere, hanno qualcosa di eccentrico: altrimenti non ci sarebbe più gusto a scrivere. Bianca aveva questo di particolare, insieme a molte altre cose: desiderava con tutta se stessa vivere il presente, e per questo era costretta a tagliare ogni ponte con il passato. Come una sorta di filo di Arianna, lo tagliava ogni volta per perdere la strada, per confondersi, per non poter tornare indietro. Eppure, ne sono sicura anche adesso, Bianca sa, che il passato non si può dimenticare.
Si comportava in questo strano ed eccentrico modo, comunque, non soltanto con gli oggetti, che accumulava e nascondeva in delle scatole, ma anche con le persone, soprattutto quelle a cui era più legata: era convinta, dentro di sè, che quando le cose smettevano di funzionare, la via più giusta era tagliare, di netto, zak, archiviare tutto e ricominciare da capo un'altra volta. Sottovalutava l'azione del tempo, o forse non lo considerava affatto, e non le importava poi molto di soffrire. Il dolore, prima o poi, passa. Potrei forse azzardarmi con l'aggiungere che, essendo Bianca una persona sincera, limpida e cristallina più di ogni altra cosa, non ammetteva smagliature nei rapporti. Pertanto, qualora si fosse presentata un'incomprensione, piuttosto che chiedere spiegazioni, dichiarava direttamente la questione chiusa, preferiva tagliare corto, zak. E' un atteggiamento che non sempre sono disposta a condividere: solo in un caso, secondo me, tra i tanti che le sono capitati, aveva avuto ragione.
In un mondo in cui la gente muore e non si sa perchè, dove tutto scorre seguendo un flusso casuale, spinto dalle coincidenze, perchè si dovrebbe pensare al passato o al futuro? Vivere il presente è l'unica cosa in grado di donarci la felicità. Vivere un presente felice, essere soddisfatti del proprio presente significa avere un passato migliore, senza rimpianti. Se si ama qualcuno, perchè non dimostrarlo ora e rimandare a "quand'è il momento"? Se il momento non è ora, non è detto che lo sarà domani, e se si ama qualcuno ora, lo si amerà sempre, quindi perchè rimandare? Un domani si ci potrebbe pentire di questa scelta.


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martedì, 14 aprile 2009
 

Un imperativo. Un imperativo categorico: per non farsi ingannare.
In questi ultimi giorni ripenso molto alla me bambina - ai miei segreti, ai miei diari, alla scatola accuratamente nascosta con i giocattoli - e alla me adolescente, con i suoi cd accumulati sopra e sotto le mensole, fotografie in cui sto malissimo, illusioni e rimpianti. Ieri sera sono anche quasi riuscita a tracciare un quadro completo da quando avevo tredici anni fino ad ora, e sono rimasta stupita nel constatare quanto poco io sia cambiata a grandi linee, quanto molto sia cambiata nelle piccole cose.

LET
HER
CRASH
AND
BURN:
SHE'LL
LEARN.

Quando mi costrinsero a festeggiare i miei diciotto anni, ce l'ebbi a morte con i miei e tuttora non ho un buon ricordo di quella festa: allora, a dispetto del luogo comune, non ero cambiata per niente. Sono iniziata a cambiare dopo aver iniziato l'università (in realtà tutti lo fanno), e l'anno che sarei più felice di festeggiare è proprio questo ventunesimo, perchè quello appena trascorso mi ha cambiato sotto tanti punti di vista. E' come se avessi iniziato una nuova vita, a partire dal mio ultimo compleanno, e adesso aggiungessi un nuovo tassello. Rimpiango solo di non poterlo festeggiare con le persone, o la persona, che più hanno contribuito a questo cambiamento. Forse un giorno capirò cosa c'è di sbagliato in me, e saprò correggermi in tempo. Cambierò le regole del gioco.


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Pasolini e l'haikai

In origine fu Ezra Pound, il primo poeta di inizio Novecento, ad avvicinarsi alla letteratura giapponese, e soprattutto a interessarsi di haikai, i cui elementi fondamentali ritroveremo nei cosiddetti "aforismi" nel manifesto del Vorticismo. Suo e anche il celebre haikai pubblicato su una rivista del 1912:

In una stazione del metro
Questi volti apparsi tra la folla:
Petali su un ramo umido e nero.

Il concetto poundiano della poesia giapponese, piu tardi, finira per approdare anche nella produzione pasoliniana, attraverso la composizione di quei versi che lo stesso autore definira "Haikai dei rimorsi", datati al 1949. Tra le letture e traduzioni del giovane Pasolini, tuttavia, non appare mai il nome di Pound. E' possibile, dunque, che ci sia giunto in maniera indiretta, attraverso le poesie di Ungaretti, scritte nel primo periodo parigino.
Originariamente, con il termine "haikai" ci si riferiva a un genere poetico sorto in Giappone durante il XVII secolo, derivante dal tanka (letteralmente "poesia breve"), che era composto da uno schema di 31 sillabe. L'haikai (che solo a partire dall'Ottocento verra chiamato haiku) in un primo momento si presenta dunque come un'abbreviazione del tanka, o meglio, come l'inizio di un poema che - secondo tradizione - sarebbe poi stato completato da altri poeti. Inoltre prevede un verso tripartito, composto da 5-7-5 sillabe, con l'uso di almeno una parola (kigo) che richiami a una stagione.
Tale definizione, a Pasolini rimarra completamente sconosciuta. Basta leggere, a questo proposito, un esempio di quello che l'autore stesso definira un "haikai", che consta di una quartina di novenari o decasillabi non rimati, lontani, dunque, dalla forma metrica giapponese.

L'insonnia e un lupo, una crosta
un'impazienza nuda nella luce elettrica,
un ospedale ove sostano
i parenti del morto. 

In altre parole, l'uso che il poeta friulano fa, dell'haikai, e un uso personale, orientato a uno scopo ben preciso, che piu che altro accoglie in se quel suo carattere di "brevita un po' fumistica".
L'influenza della cultura giapponese in Pasolini, tuttavia, non si limita alla poesia, ma abbraccia anche la produzione narrativa e cinematografica. Il Giappone, infatti, comparira sotto il segno dell'influsso e dell'adorazione per il Salgari in un racconto postumo intitolato Il re dei Giapponesi, datato al 1949, e successivamente nella musica dei film Edipo re (1967) e Medea (1969), dove vengono usate rispettivamente la musica bugaku ("musica di danza") e la musica sokyoku ("musica del liuto"), nate rispettivamente nel IX e nel XVI secolo.
Per dimostrare in che misura Pasolini provasse interesse e traesse ispirazione dalla letteratura giapponese, e inoltre importante ricordare alcuni versi tradotti in friulano, tenendo conto delle rispettive edizioni italiane, di quattro frammenti di Sei Shonagon (poetessa ben nota risalente al X secolo) e Il zovin pescadour ("il giovane pescatore"), tratto direttamente dall'opera di Shioi Uki, poeta reazionario della seconda meta dell'Ottocento.


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Nel cielo chiaro azzurro
due chiazze bianche
sono due nuvole.
Espiazione!
Espiazione!
gridano all'unisono
per la perduta innocenza
gli errori invisibili e le paure
il passato che non avevo compreso.
Lascia che ora, sia da bambina
il mio ultimo desiderio:
guardare nei tuoi occhi e poi
scorgere la mia anima tra le tue dita
...ritrovare me stessa:
allora, allora soltanto
il presente potrà perdonarmi.

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domenica, 12 aprile 2009
 

Bentrovata, casa, sono io. Oggi sono stata l'ultima a uscire e la prima a rientrare, non c'è nessuno ora. Che strano silenzio. E il gatto dov'è? Vado subito in camera a spogliarmi, poi, poi mi guardo allo specchio. Come sto bene con quel trucco nero! So scegliere sempre i colori più adatti al periodo. Ma questo che periodo è? E' tornato mio zio dal Brasile, manca una settimana al mio compleanno.
Qualche tempo fa sono arrivata al punto più basso, con quel trucco nero, sono arrivata persino a umiliarmi. Sono affondata e sono risalita in superficie. Forse dovrei riconsiderare l'idea. Forse, per risalire in superficie devo giungere al punto più basso. Ma no! Stavolta non me la sento, sento di essere cresciuta. Stavolta non ho bisogno di umiliarmi per capire cosa voglio. Continuo a sentire quel legame anche se non dovrei, me lo porto dietro in ogni angolo, e vorrei che mi leggesse nel pensiero: siamo entrambi schiavi dello stesso male, sono fatta di desideri, di paure, nient'altro...  ma ora in più sono forte. So badare a me stessa, ci sono riuscita! Ho scacciato lo stregone che voleva imprigrionarmi - non sapendo che odio più di ogni altra cosa essere "costretta" - e ho perso il principe azzurro che non è venuto a salvarmi. Sono sicura della mia strada, ora, amo la mia strada, ho ricominciato a credere nel mio futuro, che è la sola cosa rimasta, che è mia, totalmente mia: dipende solo da me.
Ecco che il gatto miagola. Nel buio si confonde, non si vede più.


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